Selenio e COVID-19

Già nel 2020 a pochi mesi dalla crisi pandemica studi cinesi avevano evidenziato una correlazione tra selenio e COVID-19.
La ricerca individuò i dati tra 250 città e province per trovare una eventuale corrispondenza tra livelli di selenio nella popolazione con l’incidenza e la gravità della malattia

In particolare si considerò la provincia di Hubei che ha per capoluogo Wuhan in cui il 31 dicembre 2019 le autorità sanitarie cinesi notificarono un focolaio di casi di polmonite ad eziologia non nota.
I tassi di guarigione e di letalità tra la provincia di Hubei e le altre province risultarono molto differenti: 13.2% e 3% nell’area Hubei e 40.6% e 0.6% fuori dall’Hubei.

I ricercatori evidenziarono che il consumo di alimenti contenti selenio nella provincia dell’Hubei è superiore a quello delle altre province. Ritennero che i dati fossero coerenti con gli studi degli effetti antivirali del selenio riportati in precedenti ricerche
Il  selenio è un componente essenziale degli enzimi dei mammiferi come la glutatione perossidasi

Esso è un microminerale che gioca un ruolo molto importante nell’organismo contribuendo alla crescita, sostenendo una sana attività muscolare.

Inoltre riduce la tossicità di alcuni elementi come il mercurio, rinforza il sistema immunitario e ritarda la diffusione di alcuni virus.

Funzioni biologiche del selenio

Il selenio svolge un ruolo biologico importante negli organismi viventi, principalmente per la sua presenza in una famiglia di proteine ​​chiamate selenoproteine.
La principale forma biologica del selenio è la selenocisteina, un analogo della cisteina sintetizzato da una serina legata al t-RNA.

Le selenoproteine identificate nell’uomo sono 25 e sono accomunate nel coinvolgimento nelle reazioni di ossidoriduzione.

Le selenoproteine ​​sono responsabili della funzione e della regolazione degli ormoni tiroidei e agiscono da regolatori della crescita, dello sviluppo e della differenziazione. Giocano un ruolo nella risposta immunitaria aspecifica, come neutralizzatori delle risposte infiammatorie. Partecipano anche indirettamente al meccanismo di guarigione delle ferite come riduttori di stress ossidativo.

La glutatione perossidasi è la principale selenoproteina presente nel corpo umano, che aiuta nel controllo della produzione eccessiva di radicali liberi

Il selenio oltre che come antiossidante agisce nei cicli immunologici, dove può essere incorporato in modo con l’amminoacido metionina nelle proteine ​​del corpo.

La correlazione tra selenio e COVID-19

Lo studio fatto da ricercatori dell’University of North Carolina rivela un nuovo legame tra selenio e COVID-19

Acido ursodesossicolico (UDCA) e Covid
selenio e Covid 19

La ricerca prende spunto da precedi approfondimenti che identificavano un insieme di sei proteine ​​ospiti potenzialmente prese di mira dal virus

Vi è la conferma della scissione di tre siti bersaglio presenti nelle selenoproteine ed inoltre si è scoperto che la proteasi virale prende di mira e inattiva l’enzima che limita la velocità nella sintesi del glutatione. Il COVID-19 quindi distrugge l’attività antiossidante di una selenoproteina e rivela i livelli ridotti di glutatione che si osservano nei pazienti  affetti dal virus

Questo evento indebolisce il sistema immunitario e consente al virus di replicarsi in modo più efficiente.

È  la prima volta che uno studio dimostrato la strategia usata da un virus per distruggere le proteine ​​umane contenenti selenio.

Lo studio suggerisce la necessità di ulteriori indagini  sull’integrazione di selenio e di vari composti di zolfo nella dieta che sono precursori del glutatione

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