Acido chermesico: struttura, coloranti

L’acido chermesico è il colorante rosso primario trovato nel Kermes ricavato dai corpi essiccati delle femmine di alcune specie di cocciniglia. Oltre all’acido chermesico sono presenti l’ acido carminico e l’acido laccaico. Per la sua importanza e notorietà è detto “King’s red”

Tra gli insetti del genere Kermes il principale è il Kermes vermilio insetto omottero della famiglia Kermesidae noto come Vermiglio delle querce. Esso si trova nell’Europa meridionale sulla piccola quercia kermes sempreverde, Quercus coccifera.

Storia dell’acido chermesico 

L’uso di colori naturali per tingere tessuti preziosi e sacri occupava un posto importante nelle culture antiche, comprese quelle dell’Egitto, della Mesopotamia, della Grecia e di Roma.

Uno dei coloranti conosciuti del mondo antico era il colorante scarlatto prodotto dalle cocciniglie. Il ritrovamento più antico di questo colorante era nelle fibre tessute rinvenute in una grotta sepolcrale risalente al tardo Neolitico ad Adaouste, a nord-est di Aix-en-Provence.

Il colorante scarlatto, noto come shani in ebraico, era usato in Terra Santa durante il periodo biblico.

In Europa, il kermes è probabilmente il colorante di origine animale più antico e famoso, già citato nella Bibbia. È ottenuto mediante estrazione con acqua calda dalle diverse specie di insetti

Usato come colorante rosso dagli antichi Greci e Romani ha una buona solidità del colore in seta e lana.

Nel Medioevo, le ricche sete tinte con kermes nei centri di tessitura della seta d’Italia e della Sicilia superarono la leggendaria porpora di Tiro.

Struttura dell’acido chermesico

Si presenta sotto forma di polvere dal colore rosso scarlatto ed è un derivato antrachinonico idrosolubile.

Il suo  nome I.U.P.A.C. è 1-metil-2-carbossi-3,5,6,8-tetraidrossiantrachinone. La sua struttura è rappresentata in figura:

struttura acido chermesico

È solubile in acqua calda,  etere etilico, cloroformio, diclorometano e dimetilsolfossido mentre la sua solubilità è limitata in acqua fredda.

Nell’acido solforico dà luogo alla formazione di un rosso violaceo che vira al blu con l’aggiunta di acido borico.

Il pigmento non è molto stabile a meno che non sia conservato in un luogo asciutto. Inoltre  non è resistente alla luce e sbiadisce anche sotto l’illuminazione a incandescenza. Non può essere utilizzato in condizioni acide e alcaline.

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