L’acido lattico: produzione e acido polilattico

L’acido lattico il cui nome I.U.P.A.C. è acido 2-idrossipropionico è un acido carbossilico debole che si dissocia secondo l’equilibrio C3H6O3 ⇌ C3H5O3 + H+
Lo ione C3H5O3 è chiamato lattato (tecnicamente si chiamo 2-idrossipropanoato) che è indicato come Lat.
E’ una molecola normalmente presente nel nostro corpo e prende il nome dal gusto acido che prende il latte con il passar del tempo.

struttura acido lattico
struttura acido lattico

L’acido lattico è il più noto degli α-idrossiacidi (AHA) ed è un acido organico naturale che si trova non solo nel latte ma anche in altri prodotti alimentari come carne e birra ampiamente utilizzato nell’industria alimentare come conservante, esaltatore di sapidità e correttore di acidità.

L’acido lattico fu trovato e descritto per la prima volta nel latte acido dal chimico svedese Karl Wilhelm Scheele nel 1780. Il chimico svedese Jöns Jakob Berzelius lo rinvenne nel fluido estratto dalla carne nel 1808 e il chimico tedesco Justus von Liebig, che fondò la prima scuola di chimica al mondo a Giessen, dimostrò che  era sempre presente nel tessuto muscolare degli organismi morti 

 

Produzione dell’acido lattico

L’acido lattico è costantemente prodotto dal nostro organismo a partire dal piruvato attraverso un enzima chiamato lattato deidrogenasi. La sua concentrazione abituale è di 1-2 millimoli per Litro, ma durante un esercizio intenso può arrivare a 20 millimoli per litro.

Esso, infatti , è un sottoprodotto dell’attività anaerobica dei muscoli che si riversa nel sangue attraverso cui raggiunge il cuore che lo usa come combustibile , i reni e il fegato che lo trasformano in glicogeno. Nel corso di un esercizio fisico intenso e prolungato i muscoli producono una quantità di acido lattico maggiore di quanto ne occorre all’organismo. In tal caso  la concentrazione di acido lattico nel sangue aumenta  e si verificano  affaticamento, incapacità locale allo sforzo e bruciore.

Si raggiunge  così la “soglia del lattato”, che costituisce un indicatore del potenziale di resistenza di un atleta. Gli sportivi che riescono a fare esercizi intensi senza accumulare acido lattico hanno performance migliori. E’ possibile spostare questa soglia con un allenamento in grado di migliorare il metabolismo aerobico e, di conseguenza aumentare la quantità di acido lattico metabolizzata.

In un atleta allenato, dopo sette minuti, la metà del lattato è scomparsa dal sangue. In ogni caso anche se venisse prodotta una grande quantità di acido lattico nel giro di poco tempo dalla fine dello sforzo esso viene tutto metabolizzato. L’indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata che si presenta fra le 14 e le 72 ore dopo un’intensa attività muscolare non è dovuta , come molti ritengono ad un accumulo di acido lattico, bensì a micro-lacerazioni del tessuto muscolare dovute a contrazioni muscolari che si verificano in soggetti poco allenati. La durata di tale indolenzimento è correlata al processo di ricostruzione muscolare (di norma 2-3 giorni).

Il vero nemico dei nostri muscoli non è dunque l’acido lattico , ma dello ione H+ che deriva dalla sua dissociazione. L’accumulo nelle fibre dello ione H+ infatti determina un aumento dell’acidità che provoca una diminuzione dell’efficienza dei muscoli e crea disturbi all’organismo.

Acido lattico e massa muscolare

Tecniche che stimolano la sua produzione  sono attuate da parte di quanti vogliono aumentare la propria massa muscolare. La diminuzione di pH correlata stimola la produzione di un ormone detto GH che è l’ormone della crescita ed inoltre il lattato che sfugge alla distruzione nel sangue stimola la produzione di testosterone .

In conclusione assolviamo l’acido lattico e, per limitare le problematiche relative all’indolenzimento muscolare, si seguano questi consigli :

1)       Far precedere  l’allenamento da un riscaldamento di 7-8 minuti

2)     Subito dopo uno stretching leggero di 7-10 minuti che coinvolga tutta la muscolatura

3)     A fine allenamento mai fermarsi subito del tutto.

Se i doloretti compaiono comunque il giorno dopo non rinunciate  a muovervi : stretching e esercizi leggeri a corpo libero accelerano la ripresa.

Acido polilattico

L’acido polilattico (PLA) è un poliestere alifatico costituito da acido lattico derivante da fonti di origine vegetale come mais, grano o barbabietola.

E’ un materiale termoplastico biodegradabile ovvero si decompone grazie a un’attività biologica e ai mutamenti della sua struttura chimica e compostabile. Se esposto a determinate condizioni, infatti, si decompone non lasciando alcun residuo visibile o tossico.

E’ inoltre biocompatibile biocompatibile in contatto con tessuti viventi ed è quindi adatto per applicazioni biomedicali come impianti, suture e capsule per i farmaci.

Stante la sua biocompatibilità l’acido polilattico è usato nella medicina estetica per ridurre la profondità delle rughe ed aumentare i volumi sottocutanei.

Sebbene sia spesso denominato filler l’azione dell’acido polilattico è quella di stimolare la formazione di neocollagene. Per questo motivo, contrariamente ai filler veri e propri utilizzati nel campo della medicina estetica, come acido ialuronico e collagene, gli effetti non sono immediatamente visibili ma sono graduali ed evidenti solo nei mesi successivi e di maggior durata rispetto agli altri filler.

Storicamente gli usi dell’acido polilattico erano essenzialmente limitati al settore biomedico. Nell’ultimo decennio, grazie ad altri metodi di polimerizzazione che ne consentono una produzione a costi più limitati, il PLA è usato, sotto forma di fibre o schiume al posto delle tradizionali materie plastiche che hanno lo svantaggio di essere persistenti nell’ambiente.

L’uso del PLA si è quindi esteso, a seconda della sua densità, ad articoli monouso come piatti, posate, bicchieri, flaconi, bottiglie e buste di plastica; in fibre è utilizzato come materiale di riempimento per cuscini, materassi e piumoni ma anche in tessuti e nell’abbigliamento sportivo mentre in schiuma è usato come riempitivo strutturale.

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