Il serpente del faraone: tra chimica e magia

Il serpente del faraone è una reazione particolarmente spettacolare ed intrigante che lascia senza fiato anche gli addetti ai lavori.

Una reazione chimica coinvolge la trasformazione di uno o più reagenti in prodotti di reazione attraverso la rottura di legami e la formazione di altri.

Non sempre una reazione chimica è visibile ma spesso si possono avere degli indizi per poter riconoscere che una reazione è avvenuta. Ad esempio si può avere la formazione di un precipitato, il cambiamento di colore o lo sviluppo di un gas.

Tra le infinite reazioni chimiche ve ne sono alcune che, per la loro peculiarità, accostano una semplice trasformazione a qualcosa di magico e di imperscrutabile.

Tra queste  vi è quella che porta alla formazione del cosiddetto serpente del faraone.

Premesso che per la realizzazione di questa reazione si fa uso di un reagente molto tossico e che anche i prodotti sono tossici è necessario non solo che sia un chimico ad effettuarla ma che si disponga di un laboratorio munito di cappa aspirante.

Reazioni nel serpente del faraone

Il composto di partenza per ottenere il serpente del faraone è il tiocianato di mercurio (II) solido di colore bianco ottenibile dalla reazione tra nitrato di mercurio (II) e tiocianato di potassio secondo la reazione:
Hg(NO3)2 + 2 KSCN → Hg(SCN)2 + 2 KNO3

La combustione del tiocianato di mercurio ne provoca la decomposizione portando alla formazione iniziale di una sostanza scura costituita da nitruro di carbonio che si ottiene dalla reazione:
2 Hg(SCN)2 → 2 HgS + CS2 + C3N4

Tutti i prodotti  subiscono a loro volta una ulteriore trasformazione.

Il solfuro di carbonio è infiammabile e, reagendo con l’ossigeno, dà luogo alla formazione di biossido di carbonio e biossido di zolfo:
CS2 + 3 O2 → CO2 + 2 SO2

Il nitruro di carbonio si decompone in parte in azoto gassoso e in cianogeno gas dall’odore pungente e altamente tossico:
2 C3N4 → 3 (CN)2 + N2

Il solfuro di mercurio (II) reagisce con l’ossigeno per dare vapori di mercurio metallico e biossido di zolfo:
HgS + O2 → Hg +  SO2

A seguito di questa reazione si forma una protuberanza che ricorda la forma di un serpente. Essa può essere condotta anche con altri reagenti non nocivi ma l’effetto è molto meno plateale e coreografico.

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