Rubino naturale, sintetico, formula

Il rubino è una pietra preziosa di colore rosso della famiglia del corindone costituito da ossido di alluminio estratto principalmente in Birmania e nello Sri Lanka.
Il corindone è un minerale allocromatico la cui colorazione dipende dalla presenza di impurezze. Se è polverizzato, perde il suo colore diventando una polvere spesso biancastra.

Il rubino è una pietra nota fin dall’antichità ed è citata nella Bibbia. Gli antichi Indù ritenevano che coloro che offrivano i rubini al dio Krishna ricevessero il dono di rinascere come imperatore. Nel I secolo d.C. Plinio il Vecchio nella sua Naturalis historia descrisse la durezza e la densità dei rubini.

Il rubino è stato oggetto di numerose leggende nel corso dei secoli. La gente in India credeva che i rubini permettessero ai loro proprietari di vivere in pace con i loro nemici. Invece in Birmania i guerrieri possedevano rubini che li rendevano invincibili in battaglia. Il rubino è stato da sempre apprezzato anche nel mondo occidentale divenendo una delle gemme più ambite dei reali europei e delle classi superiori.

Il colore del rubino varia dal rosso brillante al marrone rossiccio scuro a seconda del tipo di impurezze in esso contenute.

Quello più apprezzato è il rubino birmano noto per il suo colore “sangue di piccione” la cui colorazione è dovuta alla presenza di ossido di cromo (III).

In realtà il rubino e lo zaffiro hanno la stessa struttura e composizione ma differiscono tra loro per la presenza di metalli di transizione diversi.

Formula del rubino

Mentre la formula della zaffiro è MxAl2-xO3 essendo M un metallo di transizione ovvero vanadio, cromo, titanio e ferro, la formula del rubino è CrxAl2-xO3 con x~0.05 del tutto simile a quella dello zaffiro rosa da cui differisce per la maggiore quantità di cromo (III) in esso presente.

Esso ha un grado di durezza pari a 9 nella Scala di Mohs, insieme allo smeraldo e allo zaffiro costituisce la triade delle pietre di colore di maggior pregio, ma nell’antichità, in assenza di tecniche analitiche atte alla sua caratterizzazione veniva confuso con lo spinello.

Quest’ultimo ha formula MgAl2O4 e un grado di durezza pari a 8 nella Scala di Mohs appare molto simile al rubino al punto da essere incastonato, confuso con un rubino, sulla fronte della corona imperiale britannica.

Rubino sintetico

Il rubino è stata la prima pietra preziosa ad essere sintetizzata in laboratorio.

Il chimico francese Auguste Victor Louis Verneuil fu il primo a brevettare il metodo di ottenimento di questa pietra nel 1902.

Il metodo detto “di fusione alla fiamma” o metodo Verneuil consiste nel trattare l’ossido di alluminio con l’ossido di cromo (III) finemente polverizzati ad elevate temperature. Si ha così  la fusione il cui lento raffreddamento porta alla formazione di cristalli.

Nel 1916 il chimico polacco Jan Czochralski ottenne rubini sintetici fondendo gli ossidi in un crogiolo di platino e iridio immergendo un germe cristallino sulla superficie degli ossidi fusi da cui è sollevato in modo da poter trascinare il materiale fuso.

Successivamente sono stati sviluppati altri metodi che hanno portato alla sintesi di pietre dalle caratteristiche del tutto simili a quelle dei rubini naturali. Solo un attento esame al microscopio può differenziarle.

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