Produzione del sale da cucina

La produzione del sale da cucina può avvenire secondo diversi metodi come la concentrazione dell’acqua marina e l’evaporazione a caldaia aperta.
Il cloruro di sodio NaCl comunemente detto sale ha sempre avuto un’importanza fondamentale nella vita sociale ed economica dell’umanità. Era usato come moneta da alcuni popoli asiatici e dai Romani da cui deriva il termine salario che indicava appunto la paga dei legionari.

Il cloruro di sodio è distribuito nelle acque del mare, nei laghi salati e nei giacimenti come minerale salgemma. Il cloruro di sodio si trova mescolato con altri sali come solfato di calcio, solfato di magnesio, cloruro di magnesio e i suoi depositi sono diffusi in larga parte sulla crosta terrestre.

Metodi di produzione del sale da cucina

Concentrazione dell’acqua marina

Il metodo più antico per la produzione del sale consiste nell’evaporazione solare dell’acqua marina. Consiste nella concentrazione di acque di mare o di laghi salati mediante il calore solare. La concentrazione delle acque salate avviene in vasche ampie e basse che sono delimitate da pareti divisorie di argilla.

Il riempimento delle vasche avviene durante le maree mediante pompe centrifughe. Raggiunta la densità di 1.13 g/mL precipita per primo il solfato di calcio.

La soluzione è trasferita quindi in altre vasche dove, raggiunta la densità di 1.21 g/mL inizia la precipitazione di cloruro di sodio molto puro per uso alimentare. La soluzione, per successiva concentrazione ( d = 1.246 g/mL)  dà luogo alla precipitazione di un sale adatto per usi industriali. Infine si ottiene sale contenente impurezze di cloruro di magnesio che è impiegato principalmente nella salatura del pesce.

Poiché la soluzione salina assorbe normalmente il 60-70% della quantità totale di calore solare  a disposizione, per aumentare l’assorbimento e quindi accelerare il processo di evaporazione, si aggiungono dei  coloranti come il verde naftolo, composto fenolico che si ricava dal naftalene che non viene decomposto dalla radiazione solare ed è in grado di aumentare il prodotto del 20%.

Generalmente quando il sale è stato raccolto nelle vasche è ulteriormente raffinato  fino ad ottenere una purezza del 99.9%.

Nei paesi nordici la concentrazione delle acque marine, anziché per evaporazione,  si effettua per congelamento in bacini poco profondi: si separa così il ghiaccio e la restante soluzione così concentrata viene poi evaporata a caldo.

Estrazione dalle miniere di salgemma

Grandi quantità di sale puro sono estratte dalle miniere di salgemma. L’impurezza più comune è costituita dall’anidrite CaSO4. Il sistema più moderno per la purificazione del sale si basa sull’utilizzo di radiazione infrarosse.

I cristalli di sale impuri, trasportati su un nastro, sono sottoposti all’azione di raggi infrarossi. Le impurezze assorbono tale tipo di radiazione più di quanto non avvenga per il cloruro di sodio e quindi si riscaldano maggiormente. Raggiunta una determinata temperatura il sale è trasferito su un nastro trasportatore rivestito di resina vinilica. Le impurezze rammolliscono la resina e rimangono attaccate al nastro così il sale puro può essere facilmente separato.

Un altro metodo di estrazione per la produzione del sale avviene tramite trivella comporta la solubilizzazione del sale pompando acqua nel deposito e poi si recupera la salamoia. Le tecniche impiegate sono due: la prima consiste nell’uso di una trivella formata da due tubi coassiali attraverso i quali si pompa l’acqua e si recupera la salamoia. La seconda consiste nel perforare il deposito con due tubi distanti 200-300 m e nell’immettere acqua a forte pressione in modo da provocare la frattura e la solubilizzazione del sale. Successivamente uno dei due tubi serve per l’estrazione della salamoia che è trasferita in vasche di decantazione e successivamente trattata con idrossido di calcio Ca(OH)2 per far precipitare lo ione Mg2+ sotto forma di idrossido e lo ione solfato come sale di calcio. Infine è aggiunta una soluzione di carbonato di sodio Na2CO3 per far precipitare il calcio sotto forma di carbonato.

Dalla salamoia purificata si ottiene il sale mediante evaporazione che è eseguita in evaporatori a caldaia aperta o in evaporatori a multipli effetti.

Evaporazione a caldaia aperta

L’evaporazione a caldaia aperta è il più antico, ma ancora utilizzato metodo per la produzione del sale. Si usano recipienti la lunghezza variabile dai 30 ai 60 m, larghi 4-6 m e profondi circa 1 m. Il riscaldamento avviene mediante tubi in cui circola vapore. Il primo sale che precipita è il solfato di calcio CaSO4 che deve essere rimosso per impedire la formazione di incrostazioni sugli elementi riscaldanti.

caldaia aperta

A questo punto si regola la temperatura a seconda del tipo di cristalli voluto. Se si opera, infatti a temperature leggermente superiori a quella ambiente si formano piccoli cristalli simili a quelli che si ottengono per evaporazione solare. Se, invece, la temperatura è superiore ai 100°C, si ha la formazione di grossi cristalli. Il sale è separato dalle acque madri per filtrazione con filtri a tamburo. Questo metodo, sebbene economicamente poco vantaggioso per la grande quantità di energia richiesta, è ancora utilizzato quando si vuole ottenere del sale in grossi cristalli.

L’evaporazione a multipli effetti è il sistema più comune e importante per ottenere il sale dalla salamoia. Si mettono in serie più evaporatori che funzionano a pressioni via via decrescenti e collegati tra loro in modo che il vapore sviluppato da uno di essi costituisca il fluido riscaldante dell’evaporatore successivo. Dal fondo di ogni evaporatore si recupera il sale e la salamoia che può essere riciclata

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